martedì 18 settembre 2018

A volte ancora mi stupisco di come certa musica riesca a farmi tornare adolescente in pochi secondi - nel giro di una canzone. 

Tra gli amici su Facebook ho ancora i componenti di quelle band che amavo a vent'anni e che sono riuscita a vedere - quando sono stata fortunata - anche più di una volta. 

Ieri sera uno di loro ha condiviso un vecchio video della band e nei commenti sotto da parte degli altri ne sono seguiti altri. 
E sono passati dieci anni dalla prima volta che ho scoperto quella band e mi sono sentita quella ragazzina nel giro di poche note - nel giro di una strofa. 
E mio dio, quanto ero cotta del cantante e quanto mi tremavano le ginocchia quella volta che l'ho abbracciato. 

Che tempi. 


E tra un video di YouTube e l'altro non solo ho rivisto i soliti che cito sempre in queste occasioni come The Electric Diorama, Vanilla Sky, Airway, Hopes Die Last, My Last Fall, The Glamour Manifesto, The New Story e Your Hero - mi sono anche ricordata gli Adam Kills Eve, i NoTimeFor, i Melody Fall, i New Hope, i Romantic Emily. 

Che sensazione dolceamara, che ricordi di una vita fa - ricordi che ancora mi fanno attorcigliare lo stomaco se ripenso che quelli in realtà sono stati grandi anni. 

On air: Adam Kills Eve - Ready, Steady, Save The World! 

sabato 15 settembre 2018

Ho scoperto che preferirei trovarmi di fronte tutti gli aguzzini della mia vita contemporaneamente piuttosto che rivedere una vecchia compagna di scuola che in venti minuti vuole essere aggiornata su tutta la mia vita - quindi facendo anche domande personali che necessitano risposte prive di menzogne. 

E affermo questo perché nel corso di questa settimana l'ho sperimentato sulla mia stessa pelle e non è stato affatto piacevole - detesto vedermi con i miei occhi e detesto ancora di più vedermi attraverso gli occhi degli altri mentre la mia voce forma le risposte che arrivano alle orecchie di tutti i presenti. 

Sì, ho dei problemi e ne sono consapevole. 


E a proposito di problemi, a quanto pare i miei incubi stanno così degenerando che ora mi metto pure ad urlare nel sonno e mi sveglio al suono delle mie stesse grida. 

Ma che bello. 


Nel frattempo ieri Ryan Key ha fatto uscire un nuovo singolo e ha anche annunciato la data del prossimo EP e davvero, la musica è l'unica cosa positiva di questo mio 2018.

On air: The Night Game - Coffee and Cigarettes 

mercoledì 12 settembre 2018

Quando eravamo ancora amiche, ricordo che avevamo fatto una conversazione su piercings e tatuaggi. 

Tu avevi già quello al naso e non ricordo se all'epoca di quella conversazione ti fossi già fatta quello al sopracciglio. 
Io non avevo nemmeno i buchi alle orecchie - non li ho tuttora - perché non li ho mai voluti, ma volevo il piercing al naso. Peccato che mio padre minacciasse di buttarmi fuori di casa. 
Quando poi sono entrata in fase emo - ma non eravamo già più amiche - volevo farmelo al labbro inferiore a sinistra. 

Non ricordo bene il tuo pensiero al riguardo, ma credo che tutte e due fossimo contrarie ai tatuaggi - erano una responsabilità troppo grande, qualcosa che una volta fatto non potevi più togliere e restava per sempre e invece il piercing era diverso, quello lo potevi togliere se ti stancavi e al massimo ti sarebbe restata una piccola cicatrice al ricordo dei tuoi anni adolescenziali. 

Come cambiano le cose. 

Piercings non me ne sono mai fatta alla fine, ma ho due tatuaggi e sto pensando ossessivamente al terzo da un paio di giorni. 

Per quanto io ammiri le persone piene di tatuaggi e resti a guardarle incantata, so di non essere il tipo che si tatua qualcosa solo perché trova il disegno figo.
Ma non ho nulla in contrario con chi si tatua anche solo per il gusto di tatuarsi - la mia ex-compagna di banco è così.

I miei due tatuaggi invece sono stati studiati e ragionati per molto tempo - l'ho scritto una volta, avevo scritto che anche il posto in cui li ho fatti ha per me un significato. 

Tempo fa avevo accennato ad un terzo tatuaggio che volevo farmi, ma poi non mi sono mai data una mossa per farlo - ancora ci sto ragionando, ancora mi sto chiedendo se sono sicura di volerlo fare. 
E adesso ho quest'altra idea in testa da giorni e quasi non ci sto più dentro dalla voglia di correre dal tatuatore. 

Capisco la riservatezza di chi non vuole spiegare il significato dei propri tatuaggi. 
Quello che ho sul polso non mi crea (quasi) problemi se qualcuno chiede, ma per fortuna che quello sul costato non lo vede nessuno perché so che comunque non avrei le parole per spiegarlo. 

E se decido di mettere in pratica quest'idea che ho in testa, so che non spiegherò mai il significato se qualcuno me lo dovesse chiedere - è personale, la vivo come qualcosa che appartiene solo a me e alla mia pelle. 


Non indugio mai con lo sguardo sulle mie cicatrici, soprattutto adesso che ne ho quattro nuove di cui prendermi cura - lo faccio in maniera assente, lo faccio come se non fossero mie. 
Perché vederle allo specchio è diverso rispetto all'abbassare lo sguardo e vederle con i propri occhi. 
Con i miei occhi sono più brutte che viste riflesse. 

Il tatuaggio sul polso non l'ho fatto lì solo per ciò che significava farlo lì. 

L'ho fatto lì anche perché speravo che mi aiutasse a smettere con l'autolesionismo - perché mi disgustasse l'idea di fare dei tagli così vicino alla rappresentazione grafica di qualcuno che avevo amato profondamente. 
Il fatto che io poi mi sia messa a tagliare altre zone quando stavo male dimostra che è difficile guarire, che l'istinto di tagliare è radicato in me. 

L'ho fatto lì anche perché speravo che distogliesse l'attenzione da quello che io so esserci poco più sopra. 
Lo so, sembra un controsenso - farsi un tatuaggio proprio sotto la zona che non vuoi gli altri osservino. 

Ma ha senso per me: tutti vedono la macchia nera d'inchiostro e puntano lì lo sguardo e se anche la luce colpisce la pelle in un certo modo, solo io so dove cercare le linee bianche sul mio polso.  

On air: The Night Game - Die a Little 

domenica 9 settembre 2018

Gli ultimi due giorni li ho passati ascoltando Boys Like Girls e The Night Game. 

Ho anche abusato di YouTube, andando a ripescare i video ufficiali dei singoli dei Boys Like Girls e delle esibizioni live e acustiche e delle cover - e un'altra canzone che va ad accomunare le due voci della mia vita è la cover di Fix You dei Coldplay. 

Ho rivisto Martin "ragazzino" quasi dieci anni fa - e a tal proposito, tanti auguri, oggi compie 33 anni - e l'ho guardato adesso. 
La voce è cambiata, è più matura ma è pur sempre ed innegabilmente la sua. 
E la cosa migliore di Martin Johnson è che è più bravo dal vivo che su disco. 

E anche se forse i Boys Like Girls non torneranno più in scena, io non smetterò mai di amare quei tre album che per me rappresentano la perfezione - sia per la musica, sia per i testi. 

Che poi, appunto, spulciando YouTube ho trovato una canzone mai rilasciata - una canzone che avrebbe dovuto far parte di Crazy World e che alla fine Martin non ha inserito insieme alle altre. 
E i Boys Like Girls non sono in giro da cinque anni eppure venerdì sera è stato come riprendermi una parte della mia vita che non mi ero accorta mi mancasse - perché le canzoni dei Boys Like Girls le aspettavo come da bambina aspettavo Natale. 
Perché anche se forse sono l'ultima persona al mondo ad essere venuta a conoscenza di questa canzone, i Boys Like Girls me l'hanno "regalata" nel momento più adatto - quello che coglie perfettamente la mia vita. 
Perché loro sono stati tra i pochi ad avere questo potere - il potere di pubblicare album che in qualche modo andavano di pari passo con la mia vita. 
Perché forse nel 2012 non l'avrei capita davvero, ma oggi posso - oggi posso perché la canzone è arrivata esattamente a coprire la mia vita in quanto I Lied è il mio ritratto sputato.

Quello dei The Night Game è un genere diverso dal passato musicale di Martin, ma i testi sono innegabilmente i suoi e come riesce a farmi a pezzi lui e a rimettermi insieme con ogni canzone forse neanche Ryan Key c'è sempre riuscito. 
Ho letto poi la storia che sta dietro ad ogni canzone e Martin non lo si può che amare.

Una volta, alla fine dell'anno scorso, avevo scritto che i Boys Like Girls parlano sia alla ragazzina che sono stata che all'adulta che sono a seconda della canzone che sto ascoltando in quel momento. 
Quello che non ho scritto perché ancora non lo sapevo è che lo stesso vale per la voce di Martin Johnson. 
La sua voce in I Lied, nelle altre canzoni che non sono mai entrate a far parte di un disco, nei tre album dei Boys Like Girls e nelle cover è quella che mi ha fatta innamorare quando avevo 18 anni nel 2007 - è quella che forse amo di più, è quella che ancora mi stringe lo stomaco in una morsa. 
Ma proprio perché oltre alla ragazzina ha sempre saputo parlare anche all'adulta, anche adesso che di acqua ne è passata sotto i ponti e che siamo entrambi cresciuti, la sua voce più matura e "ruvida" e i testi sotto il nome The Night Game vanno a toccare altre parti di me - parti che guardano al passato e che con la sua voce a fare da guida si sentono cullate. 

Entrambe le voci di Martin convivono nella mia testa, nel mio cuore, nella mia anima - proprio come due versioni di me stessa ancora coesistono e a volte fanno a botte. 
Ma la sua voce no, la sua voce rappresenta un prima e un dopo che però in qualche modo si fondono insieme e costituiscono uno dei miei suoni preferiti da undici anni.


Per me è difficile spiegare l'amore viscerale che mi lega a queste band - Yellowcard e Boys Like Girls - e ai loro cantanti/songwriters. 
E sì, anche una volta che queste band non esistono più e seguo i loro cantanti mentre intraprendono altri percorsi musicali. 

Non ho le parole per mettere nero su bianco tutto quello che provo quando leggo un loro testo, quando ascolto una loro melodia, quando sento la loro voce - so solo che la mia vita non sarebbe la stessa e che nessuno forse riuscirebbe a capirlo e a condividerlo con me. 

Se mai ho provato amore nella mia vita, allora è stato per le loro voci e per quello che sono capaci di fare alle mie emozioni.

On air: Boys Like Girls - I Lied (unreleased track)

venerdì 7 settembre 2018

Quando resti troppo tempo sola con i tuoi pensieri poi quei pensieri restano lì - a macerare, a sedimentarsi. 
E se tu sei una persona con l'animo avvelenato e il fegato appesantito da tutto quello che hai mandato giù nel corso del tempo - nel corso della vita - inevitabilmente quei pensieri diventano avvelenati anch'essi. 

In quest'estate agli sgoccioli mi è successa una cosa che mi ha fatto aprire gli occhi su molte cose. 
E anche su me stessa e su coloro che mi circondano.  

Ho visto accadere il contrario di quello che mi sarei aspettata - sia in senso positivo che in senso negativo. 
Ed è proprio vero che non si finisce mai di conoscere le persone perché capisco la vita, capisco i problemi, capisco gli impegni e tutto ma credo che ad un certo punto debba esserci un limite - debba esserci un punto in cui hai un istante per te e ti fermi e ti fai due domande e ti rendi conto che manca qualcosa.  

E mi hanno sempre rimproverato il fatto di non fidarmi delle persone e di non credere mai a quello che dicono e beh... avevo ragione io alla fine. 
Ma va bene così a questo punto, è solo l'ennesima lezione che ho imparato e che terrò a mente per il resto della vita. 


E a dimostrazione di questa enorme presa per il culo, in un incubo incasinatissimo in cui ero alla corte dei Tudors nell'Inghilterra del '500 (e questo perché mi sto facendo una maratona della serie) ad un certo punto c'eri anche tu. E indovina? 
Già, eravamo tornate amiche. 


In tutto questo, oggi esce l'album omonimo della band di cui sotto e il mondo mi sembra già un posto migliore - la mia vita sembra già un po' più tollerabile. 
Una delle poche gioie di questo 2018, insomma. 

Ieri sera, dopo cena, mi sono stesa al contrario sul letto in modo da poter vedere l'albero fuori dalla mia finestra e con i Boys Like Girls in sottofondo guardavo le foglie muoversi - e sorridevo. 
Sorridevo sentendo la voce più giovane di Martin, sorridevo pensando a quando Thunder apparteneva a qualcun altro e ora invece è solo mia, sorridevo pensando alla prima volta che ho sentito Martin nella veste The Night Game e il cambio di sound mi aveva spiazzata - così diverso da quello dei Boys Like Girls - e invece ora lo amo pazzamente. 

Dimenticavo poi che i Bring Me The Horizon hanno fatto uscire una nuova canzone, Mantra
E... boh. Aspetterò comunque di ascoltare l'album a gennaio ma, vista la mia storia musicale con questa band, credo proprio che l'album That's The Spirit di due/tre anni fa resterà l'unica eccezione nella mia vita.

On air: The Night Game - American Nights 

mercoledì 29 agosto 2018

Nel mio amore per un determinato artista non ho mai preso in considerazione l'aspetto puramente fisico - quasi mai, perlomeno. 
Per me l'unica cosa che importava era la musica - erano la melodia e il testo della canzone e la piacevolezza della voce che cantava la canzone. 

Ho avuto delle cotte, ma quella che posso definire veramente "cotta" è solamente una ed è stata per il cantante di una band romana che ho incontrato un paio di volte. 

Ma amando principalmente band straniere che non sono quasi mai venute in Italia e che comunque non ho mai visto live in concerto, l'aspetto fisico del cantante per me è sempre stato irrilevante. 

Riconosco che Ryan Key è in qualche modo attraente, ma quello che ho sempre amato di Ryan è la sua voce capace di farmi venire la pelle d'oca anche con quaranta gradi all'ombra in agosto.  

E lo stesso vale per Martin Johnson, che oltre ad avere una voce che riconoscerei tra mille è anche un songwriter capace di mettere le mie emozioni nero su bianco da almeno un decennio. 

L'ultimo album dei Boys Like Girls risale al 2012 e sento tantissimo la loro mancanza, ma seppure con un genere diverso Martin ha dato il via ad un'altra band - i The Night Game. 
E anche in questa veste Martin lo si ama, la sua voce è sempre l'altra voce insieme a quella di Ryan Key capace di ridurmi le ginocchia in gelatina.  

Quando avevo scoperto Thunder dei Boys Like Girls più di dieci anni fa pensavo che sarebbe stata per sempre associata a NAC - questo perché Thunder descriveva in maniera impressionante le mie emozioni legate a quell'estate. 
Ma tempo fa avevo scritto che non era più così, che mi ero ripresa il controllo di tutte quelle canzoni dei Boys Like Girls che in qualche modo avevo ceduto a NAC e questo perché non avrei lasciato che contaminasse una delle mie band preferite. 

E ora quando sento "Your voice was the soundtrack of my summer" non è più alla voce di NAC che penso, ma esclusivamente a quella di Martin Johnson.
E questo perché la voce di Martin Johnson - insieme a quella di Ryan Key - è diventata una delle colonne sonore della mia vita. 

E sì, non nego che Martin Johnson sia davvero figo per i miei gusti, ma la sua voce è quello che mi piace di più di lui - e il problema della sua voce è che è una droga: più la sento, più ne voglio. 
Roba che sono capace di mollare tutto per ascoltarmi l'intera discografia.
Roba che potrebbe cantare la lista della spesa oppure l'elenco telefonico e io sarei la persona più felice del mondo. 


E niente, in questi ultimi giorni sono così arrabbiata che mi trattengo a stento dal dire alle persone che mi circondano quello che penso davvero di loro. 

On air: The Night Game feat. Caroline Polachek - Do You Think About Us?

lunedì 13 agosto 2018

Manco da veramente tanto tempo. 
Ma non avevo voglia di scrivere e non avevo manco il tempo perché ci sono state altre cose che hanno avuto la precedenza - e il sopravvento. 

E il fatto di aver scoperto nel giro di due esami a fine giugno - del sangue e un'ecografia - che mi sarei dovuta operare e aver poi visto l'intervento sollecitato a luglio a causa delle mie condizioni, di certo ha cancellato il resto. 

Ma ora sono qui - anche se non ho proprio idea di quanto sarò costante. 

Però avevo pensato di scrivere qualche giorno prima del mio intervento perché mentre andavo al lavoro mi era successa una cosa e avevo sentito il bisogno di scriverla, ma poi non ho fatto nulla - altrimenti avreste visto un post invece del silenzio che regna da giugno. 


Non sono il tipo che normalmente gira per strada con le cuffie nelle orecchie - la mia paranoia non me lo permette, si allarma se non può monitorare ogni cosa che la circonda.  

Ma nel tragitto a piedi dalla macchina al lavoro, quest'anno avevo preso l'abitudine di ascoltare la musica per darmi la carica - e per spronarmi a mettere un piede davanti all'altro al ritorno quando ero troppo stanca e l'unica cosa che avrei voluto fare era collassare sul posto. 

La mia paranoia non l'apprezzava particolarmente, ma l'ho ignorata. 
E sono la prima a sentirmi male perché io sono la mia paranoia e non riesco a scrollarmi di dosso la fastidiosa sensazione di non essere in controllo se cammino per la strada senza l'uso di uno dei miei sensi - sì, anche se si tratta di ascoltare della musica. 

Ma un pomeriggio sono stata contenta di non aver ascoltato la mia paranoia perché, nonostante le cuffie e gli occhiali da sole, mi sono accorta benissimo di essere stata apostrofata per strada mentre camminavo. 
E sono stata più che grata di essere stata priva di uno dei miei sensi in quel momento perché a volte è meglio restare nel'ignoranza piuttosto che ascoltare cose che potrebbero fare male. 


E oggi è oggi e so perfettamente che giorno è e il fatto di essere stata anche in ospedale - lo stesso ospedale in cui sei stato operato tu, di cui ho girato i corridoi infinite volte in quei sei mesi e in cui poi ci hai lasciati - mi ha fatto pensare molto a te. 
Molto più del solito e ha anche acuito la tua mancanza.  

Non ho canzoni da dedicarti oggi - non come ai bei tempi in cui gli Yellowcard sembravano far uscire album in questo periodo che contenevano le canzoni perfette per l'occasione. 

Ma siccome quando ti scrivo per il compleanno o per l'anniversario in qualche modo la musica riesce sempre ad intrecciarsi, in questa prima metà di agosto un'altra delle mie band preferite ha fatto uscire tre singoli dal nuovo album che verrà pubblicato ad ottobre. 

E parlano un po' di me e non di te, ma non sarebbe la prima volta - vero?
So che capiresti, comunque. O almeno credo. 

I know you miss the old days, the old days are gone
Everything you've got isn't what you want
I know you miss the old days, the old days are gone
Everything you've got isn't what you want

Buon compleanno, nonno. 

On air: You Me At Six - 3AM 

giovedì 7 giugno 2018

Per ogni scelta che facciamo, ce n'è una che non abbiamo fatto.
E così all'infinito. 

L'ultimo libro che ho letto mi ha dato molto da pensare.  
Tante possibilità, tante strade non prese, tante scelte fatte o non fatte. 

Se davvero esistesse più di una realtà oltre a questa che conosciamo?
Se davvero esistessero altre versioni di noi, versioni di noi che hanno scelto diversamente da come abbiamo scelto noi, versioni di noi che hanno detto invece di no oppure no invece di ?

Magari esiste una versione di me che a tredici anni è andata fino in fondo.
Magari esiste una versione di me che quel primo agosto 2006 non se n'è andata.
Magari esiste una versione di me che quel messaggio nel 2012 l'ha davvero mandato.

Magari in un'altra realtà siamo ancora amiche, ma il messaggio a lui non l'ho mai mandato. 
Forse siamo ancora amiche e il messaggio gliel'ho mandato. 
Forse quella sera me ne sono andata e anni dopo ho trovato il coraggio da sola di premere invio. 

Siamo il frutto delle nostre scelte e magari da qualche parte nell'universo c'è una versione di me che ad un certo punto della sua vita ha avuto il coraggio e la forza che io non ho avuto e adesso sta vivendo la vita che io posso solo immaginare, la vita che merita, la vita che si è scelta.

Forse. 


Venerdì prossimo esce il nuovo album dei Mayday Parade - Sunnyland - e io ho già ascoltato i tre singoli usciti e un pezzo del quarto sull'account Instagram della band.

Non parlo spesso di loro - forse perché gli ultimi due album non li avevo amati tanto quanto avevo amato A Lesson in Romantics e Mayday Parade.
Ma con queste tre canzoni (e un quarto) ho già ritrovato il sound che ho sempre amato di loro. 

Piece of Your Heart mi ha un po' ricordato Miserable at Best e adoro i loro titoli lunghissimi per alcune canzoni. Una delle mie preferite è sempre stata If You Wanted A Song Written About You, All You Had To Do Was Ask e quella dal titolo lunghissimo contenuta nel nuovo album si chiama It's Hard to Be Religious When Certain People Are Never Incinerated by Bolts of Lightning - adoro. 
Che poi è una di quelle canzoni dalle atmosfere che mi riportano alle ultime canzoni di Mayday Parade, di quelle che io potrei dedicare a qualcuno ma che in realtà sembrano parlare di me. 

Never Sure è quella delle tre che ho ascoltato meno e poi c'è Stay The Same e posso già affermare che è la mia preferita senza neanche averla ascoltata per intero e senza neanche aver ascoltato le restanti nove tracce?
Questa canzone parla, mi parla ad un livello che poche canzoni sono riuscite a raggiungere - solo quelle degli Yellowcard. 

Ho grandissime aspettative per questo nuovo album dei Mayday Parade, sento che stiamo tornando in sintonia e non vedo l'ora.

On air: Mayday Parade - Piece Of Your Heart

martedì 29 maggio 2018

Pensavo di avere un'armatura. 
O meglio, l'ho sempre pensato e poi ho pensato di aver scelto quella sbagliata. 
Ho pensato che quella che avevo prima - i vestiti neri, i polsini, il trucco pesante, il ciuffo sugli occhi - mi avesse disegnato addosso un bersaglio, invece di nasconderlo. 

E così ho cambiato armatura. 
E credevo di essere invincibile. 
Credevo che i miei capelli ricci e lo smalto mai sbeccato e il rossetto rosso fossero perfetti, fossero la perfetta distrazione da tutto quello che non va in me. 

E mi sono sbagliata un'altra volta. 


Una volta credevo che le mie umiliazioni più grandi venissero causate da coloro che mi prendevano in giro oppure da me stessa quando facevo una pessima figura in qualche ambito. 
Ho scoperto che non è così, che preferisco essere presa in giro di fronte a tutti piuttosto che subire un'altra volta quello che ho vissuto lo scorso weekend. 

Credevo che la mia armatura mi rendesse invicibile, imperturbabile, indifferente - una pagina bianca su cui nessuno riusciva a leggere niente. 
Ho scoperto che non è così. 

Ho scoperto che a quanto pare tutti i miei difetti, tutte le mie debolezze sono chiaramente visibili al mondo e mi sono sentita mancare la terra sotto i piedi quando la verità è saltata fuori. 

E si sa che la verità è sempre stata un problema per me. 

Ho scoperto che per me l'umiliazione più grande è uno sconosciuto che davanti a tutti - davanti anche alle persone che presumibilmente possono dire di "conoscermi" - mi analizza al microscopio ed evidenzia tutte le mie mancanze. 
Tutto lo schifo, tutte le debolezze che ancora cerco di nascondere sotto capelli ricci, smalto impeccabile e rossetto rosso. 

Venerdì sera mi è sembrato di perdere tutto: la mia dignità, la mia riservatezza, la mia apparente stabilità. 

Mi sono sentita così umiliata che volevo solo nascondermi o andarmene o non guardare più in faccia nessuno. 
Cosa che in parte ho fatto perché se già di mio ho un problema con il contatto visivo, venerdì sera non riuscivo neanche più a guardare in faccia le persone che conosco. 

Quello di venerdì è stato uno dei momenti più umilianti di tutta la mia vita. 
Mi sono sentita spogliata di qualsiasi cosa, di qualsiasi barriera e improvvisamente tutti potevano vedere quanto fossi poco stabile - tutti potevano vedere quello che non va in me. 
E io, che non ho mai neanche voluto le persone più vicine a me a conoscenza della cosa, quasi mi sono messa ad urlare per quella che ho vissuto come una vera e propria violazione della mia persona. 

Ed era tutto lì, che aleggiava tra noi sul tavolo, mentre questo sconosciuto parlava e io sentivo tutti gli occhi addosso - questi occhi che bruciavano e scavavano e facevano male. 

E io volevo farmi ancora più male perché non sopportavo quel dolore e ne volevo un altro, un dolore che fosse invece causato da me - di cui io fossi l'unica responsabile e lontana da testimoni. 


Volevo una vita diversa, una volta. 
Forse una parte di me la vuole ancora. 
Forse c'è ancora quella parte di me che desidera essere notata, quella parte di me era disperata quando negli anni precedenti invece venivo sempre ignorata. 
E invece venerdì ho rimpianto quei momenti in cui in una serata nessuno faceva caso a me, cose non se fossi nemmeno presente.

Una volta volevo le luci dei riflettori, ma quelle luci ora mettono in evidenza soltanto le mie mancanze e desidero solamente il buio e le ombre - quelle ombre in cui credevo di potermi camuffare senza rivelare nulla di me. 

Venerdì mi sono sentita umiliata, mi sono sentita come se non avessi più niente di mio a cui aggrapparmi e ora so che il modo in cui le persone che conosco mi guardano è irrimediabilmente cambiato - che ora quando mi guardano, vedono solo le cose messe in evidenza da quello sconosciuto e non lo sopporto. 



When You're Through Thinkin, Say Yes è stato l'album che ha sancito il mio amore per gli Yellowcard - probabilmente perché è stato il primo che ho davvero ascoltato e che davvero mi ha parlato. 

E l'ho risentito e For You, and Your Denial mi ha fatta tremare perché mi sono riconosciuta in due strofe - due strofe cattive che mostrano un pessimo ritratto della mia persona. 

You've got sadness twisted up with jealousy
You show your fists to make them look like loyalty
And I have seen what holding on can take away
If it's the past you love, then that's where you can stay
[...]
Desperation kills
When it's on your sleeve, you wear it well
Underneath it all
You'll always have this war inside yourself

Ogni tanto mi chiedo perché non sono andata fino in fondo quando avevo tredici anni.

On air: Yellowcard - Ready and Willing (New Found Glory cover)

venerdì 18 maggio 2018

Questo di oggi sarà un post brevissimo, ma non perché di cose non ne siano successe - in realtà sì, ma sono tutte sfighe, quindi lascerei anche perdere - ma perché la notizia che conta è soltanto una. 

Oggi è uscito il primo singolo di Ryan Key tratto dal suo EP solista e sto ascoltando in loop Vultures e la amo. 
La sua voce è veramente un balsamo per la mia anima, è tipo una droga.

Non vedo l'ora di avere l'EP autografato tra le mie mani. 

On air: William Ryan Key - Vultures