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domenica 17 dicembre 2017

Quest'anno sono stata presa da una smania natalizia, ma questo è successo nei mesi scorsi. 
Non ricordo se stavo guardando un telefilm oppure leggendo un libro, ma improvvisamente mi era venuta voglia di fare l'albero di Natale - cosa che non facevamo da quindici anni. 

Nel 2003 non l'abbiamo fatto perché con la tradizione di fare l'albero l'8 dicembre era troppo presto e non era proprio il caso visto che mio nonno era morto il 15 novembre. 
L'anno dopo era appunto passato solo un anno e nel caso avrei dovuto farlo da sola quando invece una volta mia madre mi aiutava e la cosa mi deprimeva così tanto che alla fine ho lasciato perdere. 
E alla fine è diventata una tradizione in casa nostra non addobbare niente. 

Quest'anno invece ho sentito la voglia di tornare alle origini, di tornare un po' bambina con i regali sotto l'albero e così ho deciso di cominciare daccapo: un nuovo albero - questo un po' più piccolo di quello solito - e nuove decorazioni in aggiunta a qualcuna di quelle vecchie e meno fragili visto che non sapevo che reazione Alaska avrebbe avuto di fronte alla novità. 
E incredibilmente mia madre mi ha pure aiutata di sua spontanea iniziativa. 

Eppure già mentre organizzavo il materiale sentivo la voglia scemare e sì, l'albero è carino, però non so se sono io che guardo il tutto con il disincanto di un'adulta che non può più provare l'entusiasmo di una bambina che aspetta Babbo Natale oppure se è perché quindici anni sono tanti e non sono più abituata un albero addobbato in casa mia in questo periodo dell'anno. 

Tanto più che manca una settimana a Natale e... meh.


Venerdì sera mi sono vista con una mia amica e siamo andate a bere qualcosa. 
Da quando è finita l'estate mi sarà capitato forse solo una volta di bere alcol, quindi avendo perso un po' l'abitudine il cocktail che avevo preso aveva fatto un po' effetto - nel corso degli anni ci volevano dosi sempre più elevate per raggiungere anche solo il livello minimo in cui puoi dire di essere un po' alticcia. 
E venerdì ero in quella fase fantastica in cui l'alcol scorre nelle vene, ma è nella quantità giusta: quando senti che non sei più esattamente te stessa, ma solo un po' più allegra - quel giusto necessario per ridere e fare qualche battuta che di solito resta trincerata dietro il silenzio. 
Probabilmente è una delle mie sensazioni preferite.

Ed è andata ancora meglio quando ho finito di bere il cocktail della mia amica perché lei non aveva intenzione di finirlo. 
Mi sono sentita ancora un po' più sulle nuvole e per la prima volta ho seriamente considerato l'idea di andare dritta a dormire una volta arrivata a casa - niente computer, niente libro, niente film fino a notte fonda, quasi mattina.
E cavoli, l'ho fatto: ho letto solo un capitolo e poi ho sentito gli occhi chiudersi e ho dormito profondamente. Ho dormito così profondamente che non mi sono svegliata ogni ora e non ho fatto incubi - almeno che io ricordi. 

Ed è sempre stato questo a farmi paura, sin da quando avevo 16 anni e avevo cominciato ad esagerare con l'alcol per riuscire ad affrontare una serata fuori.
È una delle paure che ho sin da adolescente, sin da quando ho iniziato a bere - sin da quando ho capito di avere il minimo controllo sui miei impulsi più malati: la paura di diventare un'adulta che ha bisogno dell'alcol per funzionare. 
Nel mio caso di averne bisogno per dormire. 
Mi sono svegliata ieri mattina con il sapore di alcol in bocca e mi sono chiesta perché, poi ho ricordato - e la sera prima non mi ero nemmeno ubriacata, arrivata a questo punto ci vuole ben altro. Probabilmente ci vorrebbero almeno tre drink - e di quelli che hanno qualsiasi cosa dentro. 
E mi ha presa una morsa allo stomaco perché mi sono vista tra qualche anno con la pessima abitudine di bere prima di andare a letto perché apparentemente è l'unico modo per riuscire a dormire. 


Questo mese - o almeno questa metà - è all'insegna dei Boys Like Girls. 
Non perché hanno rilasciato qualcosa di nuovo - anche se sarebbe ora che lo facessero perché l'ultimo album del 2012 e avanti! Qui c'è gente che freme impaziente e dall'altra parte non riesco a credere che sia passato così tanto perché sembra ieri che sentivo per la prima volta le canzoni di Crazy World
Eppure in questo mese non riesco ad ascoltare altro, non voglio ascoltare altro.

Se gli Yellowcard parlano all'adulta che sono e invece i Simple Plan all'adolescente che sono stata, Boys Like Girls e A Day To Remember parlano ad entrambe le versioni a seconda delle canzoni che ascolto. 

E non vedo l'ora che torni il bel tempo e i Boys Like Girls li ho sempre associati alla primavera a causa di The Great Escape - la loro prima canzone, che ricordo ancora di averla ascoltata nel maggio 2007. 

E sai, una volta ti vedevo in ogni testo di Boys Like Girls e in metà di quelli di Love Drunk e il resto era mio. 
Ma ora mi sto riprendendo possesso di tutte quelle canzoni e tu stai sparendo - certo, non sparirai mai da The Great Escape e da Thunder, ma sai che c'è? 
Questa mattina ho ascoltato Thunder e ho trovato me stessa in quella canzone - ti ho detto di farti in là con il ritornello e in un verso mi sono vista: 

And now I'm itching for the tall grass
And longing for the breeze
I need to step outside
Just to see if I can breathe
I gotta find a way out
Maybe there's a way out

Questa sono io e mi sto riprendendo Thunder perché non esiste che io ti lasci contaminare una delle mie band preferite, non te lo permetterò mai più. 


Ah, e ho finito per sempre di vedere Person of Interest - ho finito la quinta e ultima stagione. 
E ho pianto come una fontana. 
È stata una delle mie serie televisive del cuore, la quarta stagione forse sarà sempre la mia preferita e ricomincerei a guardarla dall'inizio anche subito.

On air: Boys Like Girls - Go

domenica 3 dicembre 2017

Non è la prima volta che lo scrivo e probabilmente non sarà neanche l'ultima.

Nel 2006 amavo una band - una band di cui non ho mai fatto il nome e di cui continuerò a non fare il nome.
C'erano gli Yellowcard con quel Lights and Sounds che poi sarebbe stato il primo passo verso l'amore che provo oggi, ma c'era anche quest'altra band.

E nel corso degli anni - nel corso dei post - ho scritto che poi ascoltarli aveva cominciato a fare troppo male.
In fondo lo stesso Lights and Sounds dei miei amati Yellowcard non lo ascolto quasi mai - solo quando sono così arrabbiata che potrei dare un pugno al muro.

Il 2003 mi ha reso difficile l'ascolto di tre album: Meteora dei Linkin Park, Does This Look Infected? dei Sum 41 e Another Day di Lene Marlin.
Il 2006 mi ha reso difficile l'ascolto di Lights and Sounds degli Yellowcard e dell'album di debutto di questa band di cui non farò il nome.

Ho scritto tante volte che nei successivi due anni ho ascoltato di tutto e di più, ho scoperto nuovi generi e nelle mie orecchie non c'era mai abbastanza musica nuova.
Uscita da quei due anni di inferno ho cominciato a fare una scrematura, ho cominciato a cercare il mio sound - alcune band sono rimaste, altre le ho lasciate andare.

Alcune le ho lasciate andare definitivamente, altre le ho "parcheggiate" momentaneamente per poi ascoltarle a più riprese - e so che c'è un post che parla esattamente di questo argomento.

Questa band ha significato tutto per me nel 2006 e ha continuato a farlo anche dopo, fino al giorno in cui solo sentire la voce del cantante mi faceva scoppiare in lacrime.
Fino al giorno in cui il loro sound e i loro testi hanno cominciato a non rispecchiarmi più.
Però ho continuato a seguirli in qualche modo - credo poi sia stato l'anno scorso che ho scritto un post sul matrimonio del cantante.
Musicalmente ci eravamo persi, ma non ha mai smesso di importarmi.

E in questa settimana appena passata mi sono tornati in mente perché ho letto di due ragazze diverse che sono andate al loro concerto.
E la cosa mi ha in parte sorpresa e in parte incuriosita - so che erano impegnati in varie cose, ma ignoravo totalmente che avessero qualcosa di nuovo sul fronte musicale.
Oltretutto mi sono sentita un po' gelosa perché nel 2006 io sono stata una delle prime fan quando ancora non li conosceva quasi nessuno.

E ieri, spinta dalla curiosità, sono andata a cercare informazioni visto che avendo letto dei concerti da due ragazze che so abitare a chilometri di distanza avevo intuito che non si trattava d un evento isolato, ma di un vero tour.
E qui ho scoperto che hanno pubblicato un nuovo album.

Non ho perso tempo e ho deciso di ascoltarlo.
Probabilmente la musica (insieme ai libri che so già mi entreranno nel cuore non appena leggo di cosa parlano) è l'unico campo in cui sono istintiva - dopotutto quell'istinto mi ha portata ai Boys Like Girls e agli A Day To Remember.
Ho guardato i titoli di questo nuovo album e non ho cominciato dalla prima, no - ho letto i titoli e quello della terza traccia mi chiamava a gran voce.
Così ho schiacciato play e come ho sentito la sua voce e le prime parole del testo mi sono messa a piangere, con questo nodo allo stomaco che mi faceva sentire come se fossi ancora nel 2006 con i miei diciassette anni.

Perché probabilmente, per quanto io lo voglia negare a me stessa visto il male che rappresenta quell'anno e il dolore con cui ha macchiato quella musica, la sua voce sarà sempre l'unica insieme a quelle di Ryan Key e Martin Johnson capace di farmi venire la pelle d'oca.

E io cerco di non pensarci, cerco di non vedere "segni" o qualcosa di "metafisico" quando alcune date coincidono, ma alcuni momenti me lo rendono veramente difficile.

Penso ad Alaska - notoriamente asociale - che mi è venuta in braccio il giorno dell'anniversario in cui avevamo portato a casa Cico e il giorno dell'anniversario in cui Cico è morto.
Penso agli album degli Yellowcard e alle canzoni di Ryan dedicate a suo nonno e a come quegli album sembravano sempre uscire vicino a date importanti per me - un album era uscito addirittura il giorno del compleanno di mio nonno.

E penso a questa band - a questa band e a me e a quel 2006 che ha cambiato letteralmente le nostre vite.
Penso che il mio primo concerto è stato loro e che io oggi ascolto con una gioia che non provavo da tanto tempo la loro musica a dieci anni di distanza da quel giugno 2007 nel quale li ho visti live.

Forse non ci sono "segni", forse sono solo coincidenze - non mi importa.

lunedì 27 novembre 2017

Oggi sono tre anni, tre anni da quella mattina orribile in cui sono stata svegliata da una delle più brutte notizie di sempre. 

E avevo insistito per vederti, nonostante io per prima sapessi che sarebbe stato meglio di no. 
E ho ancora quell'immagine impressa a fuoco nella mente, ma non avrei mai potuto lasciarti andare senza vederti un'ultima volta - senza salutarti e senza dirti quanto eri stato importante per me. 

Senza dirti quanto ti avevo amato e quanto mi ero sentita amata in risposta.

Eri stato la mia salvezza, la mia gioia, il mio tutto. 
E non potrò mai essere abbastanza grata per tutto il tempo che abbiamo passato insieme. 

... 'cause when I needed a place to hang my heart
you were there to wear it from the start
and with every breath of me
you'll be the only light I see

On air: Boyce Avenue - Every Breath

venerdì 21 luglio 2017

Ci sono notizie che sul momento mi lasciano indifferente e che ci mettono parecchio tempo ad assumere una consistenza... reale

Ieri è morto Chester Bennington, il cantante dei Linkin Park - si è impiccato a 41 anni. 
E io ancora non me ne rendo conto, ma inizio a sentire quella sensazione di pesantezza al cuore e quando la notizia farà davvero presa su di me e mi renderò conto che è vero, allora soffrirò un sacco. 

I Linkin Park sono stati forse il primo gruppo "ribelle" della mia pre-adolescenza. 
Io, che in terza media stavo malissimo e la musica pop non mi bastava più per uscire dalla mia testa. E ricordo questo pomeriggio di inizio primavera: era sicuramente un martedì perché ricordo che ero nel cortile della scuola con i miei compagni di classe dopo il pranzo in mensa e prima delle lezioni pomeridiane. 
E non ricordo esattamente come mi ci sono avvicinata o la prima volta che ho sentito una loro canzone - forse MTV ai suoi tempi d'oro e Breaking the Habit era in rotazione. Però c'era questo mio compagno di classe che ascoltava già musica del genere e ricordo quei suoi due CD che mi sono fatta prestare come se fosse ieri: uno era Does This Look Infected? dei Sum 41 e l'altro era proprio Meteora dei Linkin Park. 

Ed era stato amore - immediatato e assoluto. 
Io ero fissata in particolare con Numb e mia madre adorava Figure.09 e in quell'estate - l'ultima di mio nonno - nessun altro album al di fuori di Meteora era entrato nel mio lettore CD. 
Ho praticamente consumato il Live in Texas a forza di guardare il DVD tutti i giorni e proprio perché così legati a mio nonno, dopo un po' è stato troppo doloroso ascoltarli. 

Minutes To Midnight del 2007 è stato il loro ultimo album che ho amato per intero e A Thounsand Suns (2010) e Living Things (2012) li ho ascoltati pochissimo - ma comunque non ho mai smesso di seguirli sui social e rispettarli per tutti i cambi di sound che decidevano di sperimentare. 

Può sembrare stupido, ma proprio perché se penso ai Linkin Park di conseguenza penso a Meteora e a mio nonno, so che quando la notizia diventerà reale per me sarà come un altro lutto. 
Non li seguivo più da vera fan, ma Chester Bennington ha cambiato il mio modo di percepire la musica - mi ha dato parole e suoni da urlare come prima nessun altro era riuscito a fare. Chester e i Linkin Park mi hanno instradata verso la musica che ascolto ancora oggi quattordici anni dopo il mio primo incontro con un genere così diverso da quello che ascoltavo prima. 

The sound of your voice
Painted on my memories
Even if you’re not with me

Ciao Chester. 
Grazie per tutto quello che mi hai dato e da oggi in poi, quando avrò la forza di riascoltare quelle canzoni, non solo penserò a mio nonno e rivedrò la quattordicenne che sono stata sotto quell'albero nel giardino della scuola media, ma sentirò anche te in ogni singola parola come forse non ho mai fatto. 

Ciao Chester. 

On air: Linkin Park - With You 

martedì 15 novembre 2016

Parlo sempre dei soliti noti - Yellowcard, Simple Plan, Boys Like Girls, A Day To Remember, You Me At Six, Mayday Parade. 
Raramente parlo però di chi è con me da molto più tempo. 

Non ricordo nemmeno come l'ho scoperta, se per caso avevo visto il video del primo singolo su quello che era ancora TMC2 prima di diventare MTV. 
Era il 1999 e non la conosceva ancora quasi nessuno, non era ancora diventata così famosa da essere invitata a Top of The Pops e uno dei suoi singoli non era ancora stato così bistrattato da finire come soundtrack di uno spot di un farmaco contro il mal di testa. 
Avevo dieci anni e ascoltavo ancora musica commerciale e i CD erano ancora rari e costavano parecchio, tanto che non avevo ancora uno stereo per leggerli e così ero stata costretta a comprare l'audiocassetta e lei stava cominciando a farsi strada nel panorama di allora e io in quell'inverno tra il 1999 e il 2000 avevo fregato il numero di TamTam a mia cugina Lara quando eravamo saliti su a Bergamo perché c'era un servizio dedicato a lei. 

Ho sempre detto che nel corso degli anni ho abbandonato molti artisti e molte band - vuoi perché mi ricordavano momenti dolorosi della mia vita o perché semplicemente non mi rappresentavano più. 

E lei invece, quella cantante norvegese che non pubblica più nulla dal 2009, è comunque con me da quasi vent'anni. L'ultimo album non mi aveva fatta impazzire, ma i primi tre continuano a restare capolavori - semplice poesia messa in musica che esprimeva tutto quello che provavo verso me stessa e verso NAC all'epoca. 

Lei è con me da quasi vent'anni e non se n'è mai veramente andata, anche se non l'ascolto per lunghi periodi di tempo. 

I suoi primi tre album hanno segnato tappe fondamentali della mia vita. 

Playing My Game del 1999, l'anno in cui ha debuttato e io ho capito che la musica stava assumendo per me un significato e un'importanza diversi da quelli precedenti - la musica stava assumendo la forma della mia ancora di salvezza. 
Another Day del 2003, l'anno.. l'anno nel quale te ne sei andato. 
Lost In A Moment del 2005, l'anno nel quale l'ossessione per NAC aveva preso residenza fissa nella mia mente e vederlo quando uscivo aveva assunto un'importanza vitale. 

Another Day è tremendamente difficile da ascoltare, proprio come Meteora dei Linkin Park.
Meteora dei Linkin Park è legato all'estate di quell'anno, ma Another Day è invece legato all'autunno - a me che non avevo ancora capito come stavano davvero le cose perché ero troppo stupida, a quello stupido ragazzo che volevo vedere in piazza, a me che ero così idiota da cantarlo in macchina mentre venivo con mia madre e mia nonna a trovarti in ospedale quando invece avrei dovuto tacere e ascoltare di più.
Probabilmente ho smesso di parlare anche per espiare quelle colpe. 

Negli ultimi anni ho avuto sempre meno parole da dedicarti - tutte troppo usate, tutte troppo riciclate, tutte troppo banali. 
E non potevo neanche dedicarti la stessa canzone degli Alter Bridge anno dopo anno dopo anno - adesso non ci saranno neanche più le parole di Ryan degli Yellowcard dopo l'ultimo album pubblicato. 

Il mese scorso ho riascoltato Playing My Game e arrivata all'ultima traccia ho capito che era quella giusta - anche se per come è scritto il testo, faccio finta che il ritornello sia tu a dedicarlo a me.

Egoista ed egocentrica fino al midollo anche in questa occasione, non è vero?
Ho come la sensazione che però mi sorrideresti e alla fine mi asseconderesti. 
Ho come la sensazione che sia qualcosa che mi diresti davvero se potessi.
Faccio finta che sia una sorta di conversazione tra me e te. 
E siccome oggi sono tredici anni, ho bisogno di qualsiasi forma di conforto puoi darmi - anche se questo conforto viene dalle parole e dalle note di una canzone di diciassette anni fa di una cantante che mi farà sempre pensare a te. 

Non fare caso alle lacrime, però. 


I entered the room
Sat by your bed all through the night
I watched your daily fight
I hardly knew
The pain was almost more than I could bear
And still I hear
Your last words to me.

Heaven is a place nearby
So I won't be so far away.
And if you try and look for me
Maybe you'll find me someday.
Heaven is a place nearby
So there's no need to say goodbye
I wanna ask you not to cry
I'll always be by your side.
 
You just faded away
You spread your wings you had flown
Away to something unknown
Wish I could bring you back.
You're always on my mind
About to tear myself apart.
You have your special place in my heart.

Always heaven is a place nearby
So I won't be so far away.
And if you try and look for me
Maybe you'll find me someday.
Heaven is a place nearby
So there's no need to say goodbye
I wanna ask you not to cry
I'll always be by your side.

And even when I go to sleep
I still can hear your voice
And those words
I never will forget

Come sempre, dovunque tu sia, spero che tu stia bene. 
Ciao, nonno.

On air: Lene Marlin - A Place Nearby

mercoledì 5 ottobre 2016

Quel momento in cui sono quasi le quattro del mattino, ma tu sei ancora sveglia e ti rendi conto che non potrà mai esistere il momento perfetto per ascoltare l'ultimo album - quando ti rendi conto che continuare a rimandare non ha senso. 

E allora ad illuminarti c'è solo la luce dello schermo del computer e il volume basso in modo da non svegliare il resto della casa, ma alto abbastanza perché tu possa sentire tutto

E iniziano le lacrime. 
E quella magia che forse non avevo trovato completamente in Lift a Sail - pur essendo quello l'album preferito di Ryan - l'ho trovata tutta qui. 

L'ho trovata già nella seconda traccia, What Appears - la prima era già uscita, era stata il primo singolo. 
What Appears è una canzone che parla chiaramente della loro vita come musicisti, della loro vita sul palco, della loro vita in tour per il mondo. 
Ma ho trovato tantissimo anche di me. 

I turned myself blue, but forced my way through
And I'm still a kid looking for answers
I ended up wrong the faster I've gone [..]
I am not what appears
I am failures and fears
But I'm on my way, I am on my way
(Yellowcard - What Appears)

Quella magia che solo loro sapevano darmi l'ho trovata nella canzone che chiude il disco. 
Nella canzone che saluta tutti noi, che ci dà l'addio. 

Una canzone che in parte parla direttamente a/di me all'inizio, che al centro mi dà quella stessa sensazione di speranza che mi dà Go dei Boys Like Girls, ma che nel finale sono io a dedicare agli Yellowcard. 
A questa band che mi ha tenuta in piedi per anni con la sua musica. 

Looking for something to wake in my soul
It seems like its singing stopped cold
I got used to being the star of the show
But I've seen the lights come and go

I heard a song playing brought by the wind
I got myself lost and I found you again


Tennessee, when I finally lay down to sleep
Then I'll rest in your ground
But these days the world is against us
So keep me safe with your fields and fences around me

I want to start living
I want to be brave
I want to find where I belong
'Cause I still remember the reasons I write
Things that I've dreamed for so long


I heard a song playing brought by the wind
I got myself lost and I found you again

Tennessee, when I finally lay down to sleep
Then I'll rest in your ground
But these days the world is against us
So keep me safe with your fields and fences around me, around me

I don't have much that I can give to you
But I know I love the way you make me feel like I'm at home
And I am not alone
I don't have much that I can give to you
But I know I love the way you make me feel like I'm at home
And I am not alone
I don't have much that I can give to you
But I know I love the way you make me feel like I'm at home
And I am not alone
I don't have much that I can give to you
But I know I love the way you make me feel like I'm at home
And I am not alone

(Yellowcard - Fields & Fences)

Questo per me è un album dello stesso livello di When You're Through Thinking, Say Yes e Southern Air - Lights and Sounds ha un posto nel mio cuore per altre ragioni, ma quei due album sono quelli che hanno compiuto davvero la magia. 
Yellowcard ha tutti gli elementi che hanno fatto degli Yellowcard la mia band preferita a partire dal 2011, quando ho capito che nessun altro avrebbe saputo parlare della mia vita come sapevano fare loro. 
Yellowcard ha tutto della storia musicale di questa band: ho riconosciuto Ocean Avenue e Lift a Sail, ho riconosciuto Paper Walls e Lights and Sounds, ho riconosciuto When You're Through Thinking, Say Yes e Southern Air. Ho riconosciuto tutti i cambi di stile che hanno attraversato, ho riconosciuto tutto quello che mi ha fatto innamorare di loro.
Yellowcard ha tutto: le melodie, i testi, le emozioni. 
Yellowcard è un altro di quelli che chiamo "gli album della mia vita", di quelli che vanno di pari passo con i miei stati d'animo e con il periodo che sto vivendo e ancora una volta gli Yellowcard ce l'hanno fatta e non posso credere che a Yellowcard non ne seguirà un altro. 

Yellowcard è un tributo, è un saluto a tutti noi fans. 
È un arrivederci, è un grazie, è un addio ed è anche più di tutto questo - è il sussurro, la promessa che ora possiamo anche farcela da soli ma che avremo sempre una casa alla quale tornare. 

Se Lift a Sail era una dedica d'amore di Ryan a sua moglie, Yellowcard è una dedica d'amore a tutti noi. 

Try to breathe the air that's here and now
Try to find some peace in falling out

We don't have to say goodbye
But we can't get lost in time
I'll be yours and you'll be mine
Maybe in another life

(Yellowcard - A Place We Set Afire)

Stop time
Your hand in mine
Bring me closer as it all gets ripped away
And I say goodbye to the clearest eyes
I won't be with you
But I won't be far away

I don't need an answer
But if you rewrote the past
You think you'd just leave me out, leave me out?
Or will you spin your head around in every crowded room
To see if I can be found, be found?

(Yellowcard - Empty Street)

E li amo, li amo, li amo. 
Li amo da anni e continuerò a farlo per il resto dei miei giorni, anche - e soprattutto - adesso che è finita. 
Ma per me non finirà mai. 
 
On air: Yellowcard - Fields & Fences

venerdì 30 settembre 2016

Ed è arrivato anche questo giorno - il 30 settembre. 
Il 30 settembre, il giorno in cui un capitolo della mia vita giunge alla sua conclusione. 

Ed è cosa risaputa che comunque io tendo a guardare sempre al passato - quindi non dovrebbe essere un problema, no?
E invece lo è, eccome se lo è. 

Oggi è il 30 settembre ed esce l'ultimo album dei miei amati Yellowcard. 
Non l'ultimo in ordine di pubblicazione, ma proprio l'ultimo ultimo

E stanotte l'ho acquistato su internet e mentre aspetto che Amazon mi sappia dire una data nella quale l'avrà disponibile e io potrò averlo fisicamente tra le mie mani a casa mia, nel frattempo è stato così gentile da fornirmi la versione digitale. 
Versione digitale che ovviamente ho scaricato subito nella mia libreria. 

Così l'ho scaricato, ma non l'ho ascoltato - e per tutta una serie di ragioni. 
Ho sentito solo un paio di canzoni, ma non le ho ascoltate in sequenza. 
Ed era l'una e mezza di notte e gli Yellowcard si meritano molto di più di questo. 
Si meritano che io ascolti l'album per intero, una traccia dopo l'altra esattamente come l'hanno pensato. 

Credevo che sarebbe stato difficile resistere, ma invece è stato più facile di quanto pensassi perché era la decisione giusta. 
Questo ultimo album, se proprio deve essere quello di addio, merita di più che essere ascoltato di notte a basso volume per non svegliare il resto della casa. 
Questo ultimo album, se proprio deve essere quello di addio, merita di essere ascoltato ad alto volume per assaporarne ogni singola nota e ogni singola parola - la voce di Ryan e gli strumenti di Sean, Josh e Ryan non possono essere ridotti ad un mormorio. 

E oggi ho tante cose da fare e so di non potergli dedicare l'attenzione che merita - questo album merita di più di un ascolto frettoloso mentre giro come una trottola in casa e intanto faccio altro. 

Ma il suo momento arriverà e con esso arriveranno i sorrisi e le lacrime - i sorrisi perché questa è la band della mia vita e le lacrime perché questa volta è davvero finita. 

Quello che non finirà però sono il mio amore e la mia gratitudine nei loro confronti, per essermi stati accanto in dieci anni come nessun'altra band - o quasi - è riuscita a fare. 

On air: la quiete prima della tempesta (emotiva)

mercoledì 7 settembre 2016

Ieri ho finito di leggere un libro che sapevo avrebbe fatto un male del diavolo. 
Però l'ho letto lo stesso perché non potevo fare altrimenti. 

È stato come avere i miei sensi di colpa sbattuti in faccia. 
È stato come avere un po' dell'assoluzione che cerco tanto da tredici anni e che comunque continuerò a cercare per tutto il resto della mia vita. 

Il libro in questione si chiama Fai buon viaggio, Rabbit Hayes di Anna McPartlin. 
Un libro dove Mia "Rabbit" Hayes sta morendo di cancro a quarant'anni e sta trascorrendo gli ultimi giorni della sua vita circondata dalle persone che ama di più. 

E per me è stato fin troppo facile scivolare nei panni di sua figlia dodicenne Juliet, capendo fin troppo bene la sua frustrazione e la sua confusione e la sua errata convinzione che presto la madre tonerà a casa perché nessuno dei nonni o degli zii o la madre stessa ha il coraggio di dirle che non c'è ritorno a casa per Rabbit. 
E ho capito fin troppo bene Juliet perché la sua frustrazione e la sua confusione e la sua errata convinzione erano uguali a quelle che avevo io a 14 anni, quando mi dissero che mio nonno era stato operato ad un'ernia e io non capivo perché ci volesse così tanto per tornare a casa. 
E solo dopo continue domande e insistenze e scenate, mia madre ha avuto il coraggio di confessarmi che si trattava di tumore - che a mio nonno era stato asportato un rene ma che era già andato in metastasi arrivando al cervello. 

Mi sono resa conto che i miei sensi di colpa non derivano dal fatto di non essere stata a trovarlo nell'ultima settimana - perlomeno, non solo da quello. 
Non chiederò mai se fosse stata un'idea di mio nonno o dei miei genitori quella di non portarmi all'ospedale in quella settimana di novembre dopo l'ictus, ma capisco il bisogno di "proteggermi" per fare in modo che lo ricordassi come sempre il nonno che mi portava a casa la cioccolata dal bar e non come l'uomo consumato dalla malattia sdraiato a letto morente. 

Nel leggere di Juliet in stanza con sua madre mi sono resa conto che la mia rabbia verso me stessa deriva da molto altro. 
Deriva da tutta quella stupida convinzione che la situazione potesse ancora risolversi e da tutto il mio egoismo di ragazzina quattordicenne. 
Oggi mi maledico perché invece di restare nella stanza ad imprimermi il suo volto nella mente e a sentire la sua voce per quanto flebile e a contraccambiare il suo sguardo quando era sveglio, da codarda ed egoista quale ero uscivo e giravo per i corridoi dell'ospedale oppure andavo a nascondermi sulla scalinata buia del terzo piano fino a quando non era ora di tornare a casa. 

Quanto tempo sprecato, quante occasioni e conversazioni e sguardi ho perso perché invece ero arrabbiata e avrei voluto essere in piazza con la mia migliore amica. 

Ed è tutto tempo con mio nonno che non avrò mai indietro ed è quello che mi porta a detestarmi perché sono stata una nipote orribile e lui non se lo meritava. 
Non c'è giustificazione che tenga. 

E continuo a sentirmi in colpa così come continuo a provare odio nei confronti della stupida ragazzina che ero e dell'adulta fondamentalmente inutile che sono oggi quando ad ogni compleanno e anniversario mi rendo conto di non sapere cosa dire perché non c'è nulla che io possa dire o fare per farmi perdonare quei sei mesi nei quali ho messo davanti alla mia famiglia persone che poi se ne sono andate per un'altra strada o che non contavano poi tanto. 

giovedì 18 agosto 2016

Ieri sera sono andata a vedere Suicide Squad e continuo a preferire Christian Bale nei panni di Batman e non so come sentirmi riguardo a Joker perché amavo davvero Heath Ledger come attore e la sua interpretazione e quella di Jared Leto sono molto diverse. 

Poi sono tornata a casa e ho trovato il video del nuovo singolo degli Yellowcard e prima ancora di farlo partire, ho letto il testo e sono scoppiata in lacrime. 
Probabilmente avrei pianto a prescindere comunque sapendo che ci stiamo avvicinando alla fine, ma il testo è un qualcosa di.. incredibile. 
In tutti i sensi. 

Come se avessi bisogno di altre prove per avere la certezza che questa band parla alla/della mia vita. 
E niente, Ryan mi ha fatta a pezzi ancora una volta. 
Ancora una volta gli Yellowcard hanno tirato fuori una di quelle canzoni che solo loro - insieme a Simple Plan e Boys Like Girls - possono scrivere e come possono smettere di farlo? 

Questa canzone parla di me al presente e allo stesso tempo è un po' come Go dei Boys Like Girls - una di quelle canzoni che in futuro saranno pienamente mie, ma non adesso. 
Non ancora. 

È una di quelle canzoni positive e piene di speranze e io vorrei disperatamente essere quella persona, ma ancora non lo sono.  

"The Hurt is Gone" is a song about the past and the future intersecting. It's about moving forward and accepting change. - Ryan Key

E niente, li amo. 

Watch winter melt away
Look for longer days the sun comes out

Come up from underground
Stop covering your eyes
Wasting precious time on yesterdays
It’s written on your face

But you’ve got time
You’ve got time

Change comes for you even if you’re hiding out
So wake to this truth and maybe you’ll believe me now

Whatever lies ahead
The things that we have said will slowly fade
Nothing can remain
Feel darkness and the light
Wrestle in your mind
you know it’s there
It’s always been right there
And you’ve got time
You’ve still got time

Change comes for you even if you’re hiding out
So wake to this truth and maybe you’ll believe me now
No safety in illusions of a place where you belonged

So take hold of me and hang on 'til the hurt is gone
The hurt is gone
Yea it’s gone

Change comes for you even if you’re hiding out
So wake to this truth and maybe you’ll believe me now
No safety in illusions of a place where you belonged
So take hold of me and hang on 'til the hurt is gone
The hurt is gone
Yea it’s gone

E quel take hold of me and hang on 'til the hurt is gone mi ricorda tanto il verso di un'altra loro canzone, quello che è tatuato sulla mia pelle - I'm holding on to you

Perché è quello che continuerò a fare anche quando dal 30 settembre in poi e per gli anni a venire non ci saranno più canzoni nuove: continuerò a tenermi stretta agli Yellowcard, ad aggrapparmi a loro fino a quando il dolore non se ne sarà andato.  

On air: Yellowcard - The Hurt Is Gone

venerdì 24 giugno 2016

È assurdo pensare che solo quattro giorni fa io scrivessi piena di gioia per l'uscita del nuovo album degli Yellowcard e oggi mi arriva questa mazzata. 
È assurdo pensare che solo quattro giorni fa io scrivessi che stavo già tremando per la prima traccia del nuovo album - Rest In Peace - e oggi leggo la loro comunicazione. 

E non ci posso credere. 

Ho aperto Facebook e come ho visto questa immagine, una sensazione violenta di angoscia mi ha colpita allo stomaco. 

We have an important message we want to share with you all. Please go to our website - yellowcardrock.com


E il sito non si apriva, ma leggendo i commenti avevo già capito di che cosa di trattava - avevo già iniziato a scrivere un commento su Facebook e su Instagram in un inglese così fluente di cui non credevo essere capace. 
Immagino che la disperazione faccia fare questo e altro. 

E poi il sito si è aperto.     

Putting this into words hasn't been easy. When saying farewell, it is hard to know where to start, especially when there are so many reasons not to say it, but the time has come to share this news. After countless discussions and months of thought, we have decided that it is time for Yellowcard to come to an end. This will be our last album and our final world tour.

The decision was an incredibly difficult one for us to make. We considered so many things - our families, our health, our future endeavors. In the end we realized that this was the right time to step away and preserve the legacy and integrity of the band. It is with you, the fans in mind, that this decision was made, We wanted to have the chance to share our farewell with as many fans around the world as we could, and now is the right time to do just that

We went into this record knowing it would be the last, which is why we chose to have Ryan Key and Ryan Mendez produce it. The motivation behind this was to make sure these songs came from a place that was deeply rooted in us. We wanted to push ourselves to create a lasting finale for this incredible story on our own. It is also why we chose to self-title the album. We were lucky to still have our friend and mentor, Neal Avron, on board as Executive Producer and mixer and we've made one of the strongest records of our career and a fitting final creative piece.

Once this final chapter for Yellowcard comes to a close, we will all be heading in new directions in our lives, but these memories will never leave us. We can only hope that the memories we have made together with you will stay in your hearts as well You have stood by us through all of the highs and lows on this unbelievable journey.

We will be forever grateful to Yellowcard fans all over the world for the opportunities you have given us. We have played shows for nearly two decades on six continents, and had the chance to keep recording the music we love year after year. While it is with sadness that we say goodbye, it is with gratitude and amazement that we look back on a career we can be proud of, and were so very lucky to have had.

Please come and join us on our last trip around the globe. We hope to share this final record and tour with each and every one of you.

"I won't be with you, but I won't be far away and this is goodbye."

-Ryan, Sean, Ryan, and Josh




È così, si sciolgono.

So che questo giorno prima o poi sarebbe dovuto arrivare, ma non sono pronta. 
Non sono pronta per questo, non lo sono neanche lontanamente. 

Sono pronta alle canzoni che fanno male, alla melodia struggente del violino, alla voce di Ryan William Key che mi fa venire la pelle d'oca - non sono pronta al loro scioglimento. 

Non ho ancora ascoltato la canzone, non ne ho il coraggio. 
Significherebbe cominciare a dire addio, cominciare un processo di separazione al quale so non sarò mai pronta abbastanza per affrontarlo. 

E non li ho mai nemmeno visti live, ma se verranno in Italia nel tour finale dovrò assolutamente andare perché non esiste che io non veda live almeno una volta la band della mia vita. 

Dio, ho le lacrime agli occhi come una stupida ragazzina. 

Ma questa band mi ha salvato la vita, in modi e tempi che non credevo possibili. 
Questa band è stata l'aria che ho respirato quando stavo affogando, questa band è stata il salvagente quando sono riemersa che mi ha tenuta a galla. 

Questa band è stata tutto. 

E continuerà ad essere tutto - nella mia mente, nel mio cuore, nella mia anima. 
Sulla mia pelle con me ad ogni mio respiro.

E anche se non ci saranno mai più album e mai più canzoni nuove, niente potrà mai cancellare quello che hanno significato per me e quello che continueranno a significare per tutto il resto della mia vita.

mercoledì 20 aprile 2016

Ci sono sogni che a volte sono così vividi da essere reali. 
Ci sono sogni che a volte mi lasciano una sensazione di stordimento quando mi sveglio. 

L'altra notte è stata una di quelle in cui i miei soliti incubi tornano a farmi visita, puntuali come sempre - hanno paura che io senta la loro mancanza. 

Credo che fosse cominciato come uno dei soliti - io che sono in ritardo per la scuola e che mi fiondo fuori di casa con lo zaino e il cappotto aperti perché il pullman è davanti a casa che mi aspetta e quando salgo a bordo in realtà non è più quello blu delle superiori, ma quello giallo delle medie e ci sono tutti i miei compagni di classe dell'epoca. 
Gente che non vedo da più di dieci anni e che mi chiede che fine ho fatto e dove sono sparita e io che me ne sto rigida come un palo senza rispondere. 
E come al solito - almeno in questa versione di incubo scolastico - a scuola non ci finisco perché quando l'autista ha finito di prendere su tutti è già ora di portare tutti a casa e così il giro viene fatto al contrario. 

Questo è uno dei miei incubi ricorrenti che si svolgono sempre nella stessa sequenza, uguali in ogni cosa ma a volte c'è qualcuno che riesce ad introfularsi e credo di averti intravisto per un attimo - tu, i tuoi capelli ricci e il tuo maledetto ghigno. 

E poi sei arrivata anche tu, portata da uno strano collegamento che il mio subconscio ha fatto: finito il mio incubo ricorrente sulle scuole medie, eccoti lì - io e te non ricordo nemmeno dove, amiche come una volta. 
E ancora una volta chiacchiere e risate e forse io ad un certo punto provavo a chiederti cosa ci era successo, ma ecco che il sogno comincia a sfaldarsi. 

Sono talmente abituata a questi sogni ricorrenti che ormai so distinguerli dalla realtà - non mi sveglio più boccheggiando e controllando subito il telefono per vedere se il messaggio c'è davvero
No, so riconoscere i vostri fantasmi quando li vedo. 

C'è stato un altro sogno dopo, un sogno che mi ha fatta svegliare davvero - altro che quei brevi attimi di coscienza in dormiveglia prima di ripiombare nell'incubo successivo. 
Un altro sogno che mi ha fatta piagnucolare come una bambina e svegliare con le lacrime agli occhi - che mi ha fatta svegliare con la sensazione che fosse vero e che tu fossi accanto a me. 

Ho sognato Cico. 
Ho sognato il suo bel pelo rosso morbido e folto come lo era in inverno, ho sognato che lo prendevo in braccio facendogli appoggiare le zampe sulla mia spalla come gli piaceva, ho sognato che lo posavo sul letto e che poi mi sdraiavo accanto a lui e dormivamo tutti e due - come quel giorno d'estate che sono crollata sul letto dei miei e lui mi è venuto a dormire a fianco ed era stato straordinario perché di solito lui non saliva sul letto se era già occupato, ma con me aveva fatto un'eccezione. 
Mi sono svegliata ed ero convinta che fosse vero perché potrei giurare di averlo tenuto stretto davvero un'altra volta tra le mie braccia, ma ho tastato il letto al buio e lui non c'era. 

E poi ho ricordato il sogno simile che avevo fatto esattamente un anno fa, nella mia prima notte a Londra. 
Quella volta ero seduta in cucina e lui sbucava dal garage e io mi mettevo a piangere perché era tornato da me e lui, per tutta risposta, veniva a strofinarsi nelle mie gambe. 
L'anno scorso non avevo ricordato subito il sogno appena sveglia, ma quando nel pomeriggio eravamo a Covent Garden mi è tornato tutto in mente - forse perché la luce del sole era uguale a quella che inondava la cucina nel mio sogno e questo ha fatto scattare qualcosa - ma ho quasi perso il controllo a causa del dolore che stavo provando. 
Mi sono costretta a mettere un piede dietro l'altro, quando in realtà avrei solo voluto lasciarmi cadere in ginocchio e singhiozzare. 

Sono abituata agli incubi, sono abituata a rivivere frammenti della mia vita passata, sono abituata a vedere come sarebbe potuta essere la mia vita se fossi rimasta amica con Elisa, sono abituata a sentirmi tremare sotto gli occhi e il ghigno di NAC. 
Sono abituata ad essere sempre in fuga da qualcuno che mi insegue, sono abituata a tornare a camminare per quei corridoi scolastici, sono abituata ad essere sul pullman insieme a tutte quelle persone che non voglio più vedere, sono abituata a sbagliare sempre treno e a prenderne uno per una destinazione ignota avendo il panico perché so che c'è qualcosa che non va

Ma non sono abituata ai sogni che mi lacerano l'anima. 

On air: God Is An Astronaut - All Is Violent, All Is Bright